Un weekend a Pavia, la città delle cento torri!
pavia

Sapete che, in passato, Pavia fu capitale dell’Italia? E non solo: la “città delle cento torri” è capace di meravigliarci con un patrimonio artistico che pochi altri nomi riescono ad eguagliare!

Dopo Mantova e Vigevano, vi raccontiamo un’altra città lombarda facilmente raggiungibile da Milano: Pavia, un tempo nota come Ticinum e soprannominata “la città delle cento torri” (anche se oggi ne rimangono solamente sei integre).

Pavia ha un passato ricco di storia, che racconta e suggerisce ad ogni angolo di strada. Per esplorarla come si deve, vi consigliamo di prendervi un bel weekend fuoriporta, specialmente se oltre alla città desiderate visitare la Certosa di Pavia (che non si trova a Pavia città, ma una fermata di treno prima, se partire da Milano).

Vi consigliamo di prendere il treno perché non impiega molto tempo (circa mezz’ora) e vi lascia in una bella posizione per cominciare ad esplorare la città. Prima di raggiungere il centro, vi consigliamo di fare una passeggiata fino al Castello Visconteo, oggi sede dei musei civici e di mostre temporanee sui più grandi maestri della storia dell’arte. Vi imbatterete nella statua della Minerva, la dea della saggezza e della guerra, uno dei simboli di Pavia: una superstizione racconta che gli studenti universitari non possono guardarla negli occhi, altrimenti non riusciranno mai a laurearsi!

minerva pavia

Per raggiungere il castello, cominciate ad addentrarvi nella città e, superata la Chiesa di Santa Maria del Carmine (uno stupendo esempio di gotico lombardo), superate i Giardini Malaspina: avvisterete presto il castello!

Venne commissionato nel 1360 da Galeazzo II Visconti, insieme ad un immenso parco da caccia che arrivava fino alla Certosa: oggi di questa grande area verde rimane il Parco della Vernavola, raggiungibile una volta attraversato il Naviglio Pavese dopo aver superato il castello. Qui potrete avvistare anatre, cigni, aironi, tartarughe e anche i cavalli di una cascina!

castello pavia

Il castello vi offrirà numerosi scorci affascinanti per le vostre foto e, quando sarete pronti a proseguire, imboccate Corso di Strada Nuova: vi porterà al centro della città, in Piazza della Vittoria. Prima, però, vi consigliamo di curiosare nei dintorni dell’Università, una delle più antiche del mondo (venne fondata nel lontanissimo 1361!). Qui studiarono e insegnarono numerosi personaggi illustri, come Cesare Beccaria e Carlo Goldoni, Alessandro Volta e Ugo Foscolo (e, a proposito di Foscolo: se vi capita, passate davanti alla casa dove abitò per qualche tempo, in Via Foscolo n° 22).

Se vi fermate all’Università, non potete non entrare in Piazza Leonardo Da Vinci: qui potrete ammirare alcune delle torri medievali sopravvissute ai secoli, sfruttate dalle famiglie più potenti della città per dimostrare la propria potenza. Se esplorerete i dintorni, noterete la curiosa Chiesa di Santa Maria Canepanova, risalente al XVI secolo, e la Cripta di Sant’Eusebio, quello che rimane di un’antica chiesa longobarda.

Se volete prendervi una pausa dalla cultura, vi consigliamo di riprendere il Corso e di raggiungere la già citata Piazza della Vittoria, il cuore della città, delimitata da Palazzo Broletto (dove si svolgevano le assemblee cittadine durante l’epoca dei Comuni), riconoscibile anche dall’orologo, e il Palazzo dei Diversi, detto anche “Casa Rossa”, che nel Trecento era una delle dimore più raffinate della città.

Ma il Duomo? Dov’è il Duomo?
Se non l’avete già avvistato, lo troverete superando Piazza della Vittoria. Noterete sicuramente due particolari: l’immensa cupola (una delle più grandi in Italia) e il fatto che sia rimasto incompleto, specialmente considerando la facciata (priva del rivestimento in marmo). Tuttavia, questo non toglie nulla alla grandiosità dell’edificio, dedicato a Santo Stefano Martire e a Santa Maria Assunta.

Sempre in Piazza del Duomo si trovano i resti di un’altra costruzione importante per Pavia, anche se purtroppo è andata praticamente distrutta: stiamo parlando della Torre Civica, crollata improvvisamente nel 1989.

torre civica

Ora potete raggiungere uno dei simboli di Pavia, lasciandovi il Duomo alle spalle e raggiungendo il Ticino. In questo tratto potrete incrociare la Basilica di San Teodoro e la Porta Calcinara, una delle porte medievali che si aprivano sul Lungoticino (oltre a questa, è sopravvissuta ai secoli anche la vicina Porta Nuova).

Il simbolo di cui stiamo parlando è il Ponte Coperto, che unisce il centro di Pavia con il resto della città. Purtroppo questo non è il Ponte Coperto originale, che venne in parte distrutto dai bombardamenti del 1944 e poi demolito (alcuni resti del ponte “vecchio” sono tutt’ora visibili: è sufficiente guardare nel Ticino), ma è una fedele ricostruzione del 1949. Il ponte originale venne costruito nel XIV secolo, a partire dalle rovine di un ponte di epoca romana.

Secondo una leggenda, però, il ponte risalirebbe addirittura al Natale dell’anno 999, quando un gruppo di pellegrini fece un patto con il Diavolo (nelle spoglie di un uomo vestito di rosso) per poter attraversare il Ticino e quindi partecipare alla messa di mezzanotte. Il Diavolo avrebbe costruito per loro un ponte, in cambio dell’anima del primo passante. L’Arcangelo Michele però giunse in aiuto, avendo assistito alla scena dalla Basilica di San Michele Maggiore, e finse di accettare il patto per conto dei pellegrini. Quando il ponte fu completato, l’Arcangelo lo fece attraversare da un caprone… così il Diavolo venne ingannato!

Ponte Coperto Pavia

Che crediate o meno alla leggenda, vi consigliamo di attraversare il Ponte Coperto, senza fretta, e di raggiungere il caratteristico Borgo Ticino, un quartiere pittoresco che si estende lungo Via Milazzo, sul lungofiume. Passeggiando per questa via troverete non solo le tipiche casette colorate ma anche il Monumento alle Lavandaie e, al civico 193, una scultura insolita: quella di una donna che fa la linguaccia, soprannominata La Linguacciona. Ovviamente dietro questo faccione si nasconde una storia…

Tutto cominciò con tale Bergonzi, un imprenditore lavandaio che fece costruire la propria dimora sul Lungoticino, in modo che tutti potessero ammirarla. Però, per quanto ricco fosse, fu costretto a contrarre dei debiti (o almeno così si racconta), e le lavandaie pavesi ne approfittarono per spettegolare su di lui: il Bergonzi l’àfat la cà cun sϋta i ròd, ossia “aveva fatto la casa con le ruote”… Nel senso che i creditori avrebbero potuto portargliela via facilmente, come se avesse avuto le ruote!

Il Bergonzi, per vendicarsi della linguaccia delle lavandaie (che, poverine, cercavano semplicemente una distrazione dal loro duro lavoro), fece posizionare sulla facciata di casa la scultura di una donna che fa la linguaccia a tutti coloro che si divertono a sparlare della gente: la scultura non è bellissima, ma permette di raccontare questo aneddoto divertente, che racconta un’Italia che non c’è più.

borgo ticino

Ebbene, a questo punto vi abbiamo fatto girare per bene la città di Pavia! Se durante la vostra esplorazione scoprirete qualcosa che noi non abbiamo notato, ovviamente fatecelo sapere 😉 E, se anche dopo questo itinerario avete del tempo, vi consigliamo di addentrarvi nella natura del Bosco Grande, che cresce nei dintorni della Strada Cascina Bosco Grande (raggiungibile percorrendo la sponda destra del Ticino), o di visitare l’Orto Botanico, vicino ai resti delle mura spagnole.

Vi auguriamo di trascorrere un piacevolissimo weekend, grazie anche ai nostri consigli!

23 luglio 2018

Autore: Vanessa Maran

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