Lunedì 12 settembre 2016: una "BUONA SCUOLA" a tutti! | manoxmano
Lunedì 12 settembre 2016: una “BUONA SCUOLA” a tutti!
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Buon primo giorno di scuola… a tutti!

Beh, diciamo che proprio a tutti no, c’è chi ha già prematuramente iniziato e chi ancora può godersi una metà settimana di ozio, ma essendo il nostro portale prevalentemente circoscritto alla città di Milano, ci sentiamo di poterlo fare, oggi Lunedì 12 settembre 2016!

Non vorrei annoiarvi con frasi retoriche o con argomenti triti e ritriti circa la scuola, i bambini, gli insegnanti, la fatica di saper scegliere, di saper decidere… gli sport, i corsi, i laboratori… modulistica, fotocopie, firme, preiscrizioni, e-mail… una raffica di mille rotture che offuscano negativamente il momento più significativo dell’anno, la prima metà di settembre, il post vacanze (3 mesi!!! Follia!!!) ritenuto, non solo dal Il Milanese Imbruttito, il vero inizio dell’anno!

È da qui infatti che si riparte, più stanchi, meno stanchi, riposati, già innervositi, ancora abbronzati… grandi e piccoli, genitori e figli, insegnanti, presidi, vicepresidi, bidelle, tate, nonni e zii… Con l’inizio delle scuole, si sa, l’anno svolta… per tutti! Ci si può riscattare, si può riconsiderare, si può rivedere, insomma è permesso cambiare! Cambiare abitudini, stile di vita, fare buoni propositi, molto più attendibili di quelli dell’anno nuovo, del capodanno vero e proprio!

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Di tutto ciò, di quante informazioni vi potrei dare circa le iniziative, gli accorgimenti, i consigli… ne è pieno il web e poi, lo facciamo tutti i giorni tramite il nostro sito, la nostra pagina Facebook e il nostro profilo Twitter

Vi potremmo ricordare che la città vi deve portare rispetto ma va anch’essa rispettata, che è ricca di trasporti pubblici e che è bella anche girarla in tram e che in bici si possono fare tantissime pedalate, anche a Milano, persino andare a scuola. Finiremmo per dirvi che la nostra metropoli è generosa di verde, di alberi e di giardini che sono a disposizione per essere visitati e soprattutto vissuti.

Ma tanti di voi già lo sanno.

Molto meglio, in questo Lunedì 12 settembre, primo giorno di scuola, ricordare a tutti che, se da questa mattina gli insegnanti inizieranno a costruirsi delle aspettative o ad aspettarsi dei cambiamenti, delle trasformazioni inerenti i nostri figli, allora anche i bambini, i ragazzi, gli alunni, i nostri figli appunto, stanno aspettando e sperando che avvenga il cambiamento, ovvero occupare “centro” dell’azione educativa della scuola, tramite gli adorati/odiati insegnanti.

Mi piacerebbe quindi allietarvi con la lettura di due “pezzi” che sembrano essere uno complementare all’altro pur essendo stati trovati in rete separatamente, con due approcci completamente diversi, ma con la stessa immagine di fondo: una chiara foto della scuola che tutti vorremmo.

Buona lettura allora! 

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Il primo giorno di scuola che vorrei (prof. Alessandro D’Avenia)

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente?
Il racconto delle vacanze? No.

Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto.

Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più?

No, no grazie. Lo so.

Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento.

Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo quest’anno scolastico.

Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.
Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi.

Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua.

Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra.

Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi.

Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro.

Non potete mentirmi.

Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io?

E non mi parlate dei vostri stipendi, del sindacato, della Gelmini, delle vostre beghe familiari e sentimentali, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni. No.

Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 miliardi di anni e trasforma il suo idrogeno in luce, vita, energia.

Ditemi come accade questo miracolo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni.

Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interrogarla come il pastore errante di Leopardi.

Ditemi come è possibile che la rosa abbia i petali disposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuore è un muscolo che batte involontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagini.
Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.
E ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sembra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a unire bellezza e utilità come nessun altro.

E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla.

Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano.

Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart.

Se lo sapete ditemelo.
Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri?

Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno?

Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita.

Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità.

Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni.

E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi?

E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…
Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi.

Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.
Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato.

Aiutatemi a essere libero.

Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego.

E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami.

Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi.
E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.

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7 consigli per un primo giorno di scuola da ricordare (prof. Enrico Galiano)

Diciamo che c’è una vecchia storia che circola fra gli ambienti scolastici: per uno studente, il primo giorno è fondamentale: se riesce a fare subito buona impressione al prof, poi è tutta discesa.

Ecco, questo vale anche al contrario.

Se il primo giorno dai ai tuoi studenti l’idea di un insegnante banale, piatto, che non ha nulla di speciale, beh, caro mio, sappi che questa idea gli resterà dentro per sempre.

Se invece il primo giorno riesci a dare un’immagine di te che colpisce, per qualsiasi motivo, di un insegnante spigliato, pieno di voglia di fare, che ama il suo lavoro e ama gli studenti, allora preparati a passare un anno a fuoco e fiamme!

Ricordati infatti quel che dice il vecchio Oscar Wilde: “Non avrai una seconda occasione per fare una bella prima impressione”.

Bene allora ecco qui 7 consigli pratici dettati dalla mia esperienza personale, che mi hanno fatto capire che ci sono cose che fanno una buona impressione e cose che, beh, proprio no.

#1 Portali fuori dalla classe. Il primo giorno, la lezione la devi fare fuori, in cortile, in corridoio, in un laboratorio, in biblioteca, al bar, dove vuoi, ma non in classe. Loro, i ragazzi, devono associare alla tua idea qualcosa di fuori, in tutti i sensi, di divergente, che esce dagli schemi, che non è la solita idea banco, cattedra, lavagna. Tu devi essere un insegnante fuoriclasse, e quindi li devi portare fisicamente fuori dalla classe!

#2 Vietati i racconti sulle vacanze. Lo studente medio traduce “Cos’hai fatto quest’estate?” con “Evvai si perde tempo!”. No, a scuola non si viene a perdere tempo. Almeno: non con te. Si viene a investire tempo, a conoscere, a fare esperienza del mondo. Tantissime cose, ma non perdere tempo.

#3 Fai lezione. Lo so che è il primo giorno, ma proprio perché è il primo giorno: fai lezione. Ma la lezione più bella che tu riesca a pensare. Non lo so, una lezione su quanto sono meravigliosi i drammi di Shakespeare, o sulle mille cose assurde che si possono fare coi numeri, o su quanto erano dei fighi e rock and roll i poeti scapigliati. Quello lo devi scegliere tu. Perché i ragazzi non hanno bisogno di nozioni, hanno bisogno di sentirsi ispirati.

#4 Falli ridere. Nella scuola italiana, diceva Gianni Rodari, generalmente si ride troppo poco. E invece loro devono associarti fin da subito all’idea di qualcuno con cui si possa anche ridere. Non so se hai il senso dell’umorismo, e comunque anche se ce l’hai stai sicuro che è un senso dell’umorismo che i difficilmente i ragazzi di quindici anni possono apprezzare. È una legge della vita questa! In ogni caso, trova il modo di farli ridere. Anche con una stupidissima barzelletta che non fa ridere come “Dottore dottore mi dimentico le cose!”, “Si dimentica le cose?!”, “Mi dimentico le cose?!”.

#5 Porta degli oggetti. Oggetti fisici. Possono essere dei libri, oppure delle forme geometriche, o un mappamondo, o una palla da baseball, quello che ritieni possa essere utile alla tua lezione. Faglieli passare in mano, falli girare. Fidati, se il tuo scopo è stupire positivamente, gli oggetti fanno miracoli.

#6 Musica. Almeno una canzone ci deve essere. A commento di quello che farai, o in una pausa tra un pezzo di lezione e un altro, serve una canzone. Sceglila bene, e poi sparala a tutto volume. Anche qui: miracoli. (a meno che non ti sogni di scegliere Gigi D’Alessio)

#7 A metà della tua lezione, di sorpresa, senza un apparente motivo, racconta un fatto personale. Un aneddoto, una storia, quello che vuoi: basta che sia un pezzo della tua vita che mostri il tuo lato umano. È importantissimo che capiscano fin da subito che, anche sei un insegnante, sei un essere umano anche tu.

Ecco, questi sono sette consigli che mi vengono dalla mia esperienza e che finora hanno sempre funzionato. Poi, vabbè, non dovessero andare, dal secondo giorno, bastonali tutti!

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Milano, 12 settembre 2016
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Autore: Paola Caneva

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