La storia segreta della chiesa delle lucertole di Lorenteggio | manoxmano
La storia segreta della chiesa delle lucertole di Lorenteggio
La storia segreta della chiesa delle lucertole di Lorenteggio

La storia segreta della chiesa delle lucertole di Lorenteggio

Sullo spartitraffico di Via Lorenteggio troviamo un edificio in apparenza trascurabile: una chiesettina con una porta e una finestra tonda che, nel corso del tempo, ha rischiato di essere abbattuta diverse volte. Andando oltre le apparenze, però, questo edificio ha una lunga e affascinante storia da raccontarci…

Come molti altri quartieri di Milano, Lorenteggio era un Comune a sé stante, un tempo chiamato Laurentiglio, e si trovava all’esterno delle mura spagnole meneghine. Oggi non abbiamo molte testimonianze del suo passato di borgo medievale, ma in Via Lorenteggio, più o meno all’altezza del n. 29, rimane un edificio che sembra non avere nulla di particolare: l’Oratorio di San Protaso.

L’edificio, battezzato da Piero Mazzarella la “gesa di lusert” (la “chiesa delle lucertole“) per lo stato di abbandono in cui versava, venne restaurato durante gli anni Ottanta, ma anche oggi avrebbe bisogno di ulteriori attenzioni. Del resto, è già tanto se questa chiesetta sia ancora in piedi: sono stati molti i tentativi di demolirla, ma la gente di Lorenteggio si è sempre opposta. Come mai tanto accanimento per una struttura così semplice?

Particolare all’interno dell’oratorio

L’Oratorio di San Protaso è un pezzo di storia di Lorenteggio, come testimoniano gli affreschi medievali e barocchi al suo interno. Venne fondato nel XI secolo dai Monaci Benedettini di San Vittore al Corpo e dedicato all’ottavo vescovo di Milano: San Protaso, per appunto. Prima della sua edificazione probabilmente vi era un tempio pagano, ipotesi rafforzata dal fatto che nella zona vennero ritrovati i resti di quella che probabilmente è una necropoli preromana. Inoltre l’oratorio è orientato verso il Solstizio d’Estate, cosa che rende ancora più convincente l’idea di un luogo sacro ai celti.

Come già accennato, più volte l’edificio rischiò di essere distrutto. Probabilmente il primo a voler abbattere la chiesa fu Federico Barbarossa, che durante la seconda campagna d’Italia si fermò proprio presso l’oratorio con il suo esercito. Invece di danneggiarlo, però, alla fine pregò al suo interno affinché potesse vincere sui milanesi (cosa che accadde nel 1162).

Milano si arrende al Barbarossa nel 1162.

Successivamente l’oratorio divenne l’alloggio di un frate, poi un ospizio per i viaggiatori, poi ancora un lazzaretto e, infine, una cappella per le suore. In seguito si sa che nel 1796 le truppe di Napoleone sfruttarono il suo spazio come deposito di armi. Dopo non si hanno più notizie dell’oratorio, a parte la voce secondo cui venne utilizzato dal Conte Federico Confalonieri e da altri carbonari come luogo segreto dove radunarsi e organizzare i moti insurrezionali del 1820.

Per un po’ di tempo l’edificio tornò ad essere un luogo di culto, caro ai contadini della zona (si racconta anche di certe caratteristiche “miracolose” dell’affresco della Madonna), ma con la costruzione della Chiesa Parrocchiale di San Vito al Giambellino nel 1937 venne gradualmente abbandonato. Dopo i già accennati restauri degli anni Ottanta la chiesa venne riaperta al pubblico, ma oggi è visitabile solamente in alcune occasioni, di solito la prima domenica di maggio e l’ultima di novembre.

Autore: Vanessa Maran

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