C’era una volta Belloveso, il "papà" di Milano | manoxmano Milano
C’era una volta Belloveso, il “papà” di Milano
belloveso fondatore milano

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Durante la dominazione romana, Milano era conosciuta come “Mediolanum”. Ma come si chiamava prima? Quale popolo la fondò?
Come ogni città che si rispetti, anche Milano ha il suo mito di fondazione: tutto cominciò con un principe di nome Belloveso…

Scavando nel passato più lontano di Milano (e facendo qualche ricerca su internet), si scopre che i più antichi reperti ritrovati in città appartengono alla cosiddetta Cultura di Golasecca, appartenente alla fine dell’Età del Bronzo. Questa popolazione faceva parte degli Insubri, una tribù celtica che aveva costruito un santuario nei dintorni della nostra città. Ma in che modo, poi, questo santuario è diventato Mediolanum?

Probabilmente il primo centro meneghino venne fondato nel 590 a.C., con il nome celtico di Medhelan… Ma da chi?

Una possibile risposta ce la fornisce Tito Livio che, nel quinto libro della sua “Storia di Roma dalla fondazione” (mica un lavoro da poco), racconta la fondazione di Milano, non priva di caratteri propri del mito.

Quando a Roma regnava il re etrusco Tarquinio Prisco (il cui regno durò dal 616 al 579 a.C.), in una parte della Gallia regnava Ambigato, re dei Biturigi, che nella loro lingua significava “i re del mondo”. Intorno al 600 a.C., il re si trovò di fronte ad un problema: il suo popolo era diventato fin troppo numeroso e sfamare tutti quanti era impossibile. Per questo incaricò i suoi due nipoti, Belloveso e Segoveso, di partire alla ricerca di nuovi territori da colonizzare.

Manufatti della Cultura di Golasecca del Museo Archeologico del Castello Sforzesco.

Il viaggio di Segoveso lo portò fino alla valle del Danubio, mentre invece il fratello Belloveso attraversò le Alpi e scese verso la Pianura Padana. Qui incontrò una popolazione insubre che gli permise di stanziarsi in un territorio ben preciso, territorio che Belloveso riconobbe perché gli venne indicato da una scrofa semilanuta: lo stesso animale che portava sullo scudo come simbolo. Il principe decise di fondare qui Medhelan, assecondando quella che lui riconobbe come la volontà degli dei.

Tito Livio traduce “Medhelan” in “Medhelanon”, dove “medhe” sta per “centro” e “lanon” per “santuario”. Ciò significherebbe che Milano, prima di diventare una città vera e propria, era un centro sacro per le popolazioni celtiche, per poi diventare un vero e proprio centro abitato solamente in seguito.

La spiegazione della scrofa semilanuta, invece, starebbe non solo nel nome stesso Medio-lanum ma soprattutto nei culti celtici. I Celti adoravano Belisama, la dea della luce e del fuoco, che si manifestava ai mortali sottoforma di scrofa bianca. Probabilmente il santuario di Medhelan era dedicato proprio a questa divinità e la scrofa semilanuta rimase il simbolo di Milano fino a quando non venne sostituita dal biscione visconteo. Il culto di Belisama, invece, su sostituito in epoca romana da quello di Minerva.

Cosa rimane oggi a Milano, di questo mito? A parte una Piazza Belloveso, nel quartiere Niguarda, in Piazza Mercanti possiamo vedere il bassorilievo di una scrofa semilanuta, in ricordo del passato antico della città.

Autore: Vanessa Maran

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