Bottonuto: un quartiere storico milanese scomparso nel nulla | manoxmano
Bottonuto: un quartiere storico milanese scomparso nel nulla
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Un tempo, al posto di Piazza Diaz, c’era un quartiere molto popolare, che già da solo avrebbe potuto raccontare la storia di Milano: Bottonuto, del quale oggi rimane poco o nulla

Milano è cambiata parecchio, nel corso del tempo, e per diverse ragioni: invasioni, rinnovamenti, demolizioni, guerre, mode, costumi, ecc… Spesso questi cambiamenti semplicemente “capitano”, mentre altre volte vengono ponderati e commissionati per rimodernare la città, ad esempio. Ma, quello che molti considerato “rimodernamento”, per altri significa cancellare una parte della nostra città e, quindi, della sua identità.

Piazza Duomo e i suoi dintorni hanno vissuto molti di questi “rimodernamenti”: anche per questo la piazza ci appare molto larga e spaziosa, oggi. Un tempo c’erano complessi architettonici come il quartiere del Rebecchino e il Coperto che Figini che facevano del centro uno spazio completamente diverso. Questo interessa non solo Piazza Duomo ma anche altre aree vicine, come quella occupata dall’attuale Piazza Diaz.

Figini-demolizione

Il Coperto dei Figini viene demolito.

Un tempo al posto di Piazza Diaz, costruita a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, si trovava un quartiere noto come Bottonuto. Si trattava di un quartiere particolarmente antico, risalente addirittura ai tempi degli Antichi Romani e di Mediolanum. A testimonianza di questo, prima di essere demolito il quartiere aveva ancora una pusterla (una piccola porta) ricavata dalle mura romane, che all’epoca si trovava tra Via Larga e Via Albricci.

Il nome “Bottonuto” deriva da “butinucum”, un’opera idraulica romana che faceva da latrina pubblica e da fossa di scolo delle acque di scarico e dei rifiuti. Prima, sempre in questo quartiere, si trovava il porto fluviale di Mediolanum (il primo della città), dove le imbarcazioni potevano attraccare in prossimità di Via Larga. Probabilmente il butinucum venne costruito quando questo laghetto-porto venne prosciugato.

Il fatto che ci fosse una latrina potrebbe far pensare che questa zona della città non fosse particolarmente importante, e invece durante il IV secolo d.C. passava proprio di qui la strada che conduceva l’esercito fino al foro di Mediulanum, per festeggiare un’importante vittoria.

Durante il Basso Medioevo, invece, la pusterla di Bottonuto divenne di proprietà dei Visconti, che la utilizzarono per spostarsi facilmente verso San Giovanni in Conca, dove avevano un palazzo.

Il quartiere Bottonuto negli anni trenta del XX secolo

Bottonuto durante gli anni ’30 del 1900.

Con il trascorrere del tempo, Bottonuto divenne un quartiere popolare e, alla fine dell’Ottocento, diversi personaggi lo descrissero come una zona degradata, ricca di alberghi e di case chiuse. Altri invece lo presentavano come un quartiere dove convivevano le classi sociali più diverse, dal semplice artigiano al nobile, dall’operaio al proprietario di bottega.

Lo scrittore e giornalista Paolo Valera (1850-1926) non ebbe delle belle parole per Bottonuto:

“Passando si sente tutta l’impurità dell’ambiente. Ci si soffoca. Il sudiciume traspira dalle muraglie. Tutto è abbominevole. La gente che ci vive è fradicia come le vecchie abitazioni del luogo”.

Da questa descrizione possiamo immaginare il motivo che portò il Comune di Milano a demolire il quartiere per creare un nuovo centro da destinare ad uffici e appartamenti di lusso, in una zona così vicina a Piazza Duomo. I lavori cominciarono nel 1934, con la costruzione di Piazza Diaz, e proseguirono durante il secondo dopoguerra. Purtroppo, in nome del “pubblico decoro”, venne smantellata una parte di Milano particolarmente ricca di storia, un “assemblaggio” di edifici appartenenti alle epoche più diverse, a partire dal Medioevo. Questo per fare spazio ad un nuovo centro degli affari, che però di fatto non prese mai il via (e, anzi, il vero centro affaristico divenne la zona di Stazione Centrale/Repubblica).

Chissà come sarebbero oggi, Piazza Diaz e dintorni, se invece di demolire si fosse deciso di preservare…

bottonuto anni 50

Autore: Vanessa Maran

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