Con il tram 9 lungo le tappe della liberazione
Tram 9
Ecco ragazzi, manoxmano è lieta di raccontarvi che cosa fece Milano per liberarsi dagli Austriaci più di 150 anni fa… e ve lo racconta suggerendovi un breve percorso da fare a bordo del tram 9… Non ci metterete molto e vi assicuriamo che sarà molto istruttivo e divertente! Buon viaggio!

Partite da qui, da Piazza V Giornate e, guardando il grande obelisco al centro della trafficatissima piazza, ascoltate un po’ che cosa sono queste famose cinque giornate di Milano!

Quando avrete finito di aggirare la piazza per scoprire tutte le sculture che si stringono insieme a formare la grande opera di Giuseppe Grandi, proprio qui, salite sul tram 9 e lasciatevi trasportare…per questo lungo viale alberato che pare non finire mai… Arriverete in Porta Venezia, o meglio in Piazza Oberdan, dove noterete certamente due edifici quadrati, circondati su tre lati da porticati.

Sono gli antichi caselli daziari (Scheda), ovvero il luogo dove avveniva la riscossione dei dazi nei confronti di chi, con merci o senza merci, voleva entrare in città. Essi infatti erano collegati anticamente da un cancello che delimitava il territorio urbano rispetto alla campagna. Era questa la Porta Orientale della città, oggi Porta Venezia, concepita dal Piermarini senza l’architettura della vera e propria porta, ma solo con queste due monumentali architetture.

Ma torniamo ai nostri caselli: dopo molti anni di abbandono, una quindicina di anni fa, sono stati finalmente restaurati dall’Associazione Panificatori Pasticceri ed Affini di Milano Monza Brianza e Province e pensati come luogo di promozione della “cultura del pane”. Pensate che nel casello Ovest, c’è un curioso museo che si chiama “Piccolo Museo del Pane” dove potrete vedere, se ne avete voglia, 5 antichi macchinari per fare il pane e un percorso dell’Accademia della Crusca, con schede che raccontano la storia del pane.

Ed ecco, sempre a bordo del vostro tram9, potrete scorgere tanti alberi… quelli sono i famosi Giardini Pubblici, così i milanesi li hanno chiamati per 200 anni, e rappresentano il primo esempio di parco “pubblico” cittadino. Oggi, la targa sulla cancellata recita così: “Giardini Pubblici Indro Montanelli” in onore di un famoso giornalista milanese scomparso una 15ina di anni fa. All’interno del giardino, Montanelli lo trovate ancora seduto, con la sua inseparabile macchina da scrivere sulle sue ginocchia.

Ora siete a ridosso dei Bastioni di Porta Venezia… ma cosa sono questi bastioni e dove vi porteranno?
 

Prima di tutto spieghiamo subito cosa s’intende con il termine “bastioni”: va detto subito infatti che è un accrescitivo del termine bastìa che corrisponde ad un “opera fortificata costituita da un terrapieno contenuto entro un perimetro poligonale di grosse muraglie di sostegno”… quindi, in sostanza, stiamo parlando delle mura della città, ovvero delle mura di Milano, o meglio, di una parte di esse. Tralasciamo di descrivere tutti gli ampliamenti che le mura difensive della città di Milano ebbero nel corso della storia, dalle mura dell’epoca Romana, a quelle Medioevali, a quelle della dominazione Spagnola… vi basti sapere che la città cambiò insieme alle sue mura e che ancora oggi, se ne trovano tracce, il più delle volte anche poco valorizzate!

Di questo tratto che ci troviamo davanti, nel tempo, è cambiato molto, innanzi tutto il nome! Originariamente chiamati Bastioni di San Dionigi per la presenza di una ormai scomparsa basilica, presero poi il nome di Bastioni di Porta Orientale per poi ancora cambiarlo in Bastioni di Porta Venezia all’epoca dell’Unità d’Italia. Ma già sotto la dominazione Austriaca, più di 300 anni or sono, questo lungo tratto di strada, tangente ai giardini, perse la sua connotazione puramente difensiva ed si trasformò in una meravigliosa passeggiata molto cara ai milanesi… e così rimase per parecchio tempo! Ora è per lo più una passegiata a passo d’uomo per le automobili che spesso restano ferme in questo tratto di strada che arriva da Piazza della Repubblica… ed è proprio qui che arriverete.

Questa piazza è tra le più ampie d’Italia… è molto trafficata, è vero, ma è anche ricca di spazi verdi e ha rappresentato e rappresenta tutt’ora uno snodo nevralgico della città. In passato la piazza fu creata per servire la precedente Stazione ferroviaria di Milano… ovviamente il tracciato ferroviario passava molto più tangente alla città tanto che esiste, non lontano da qui, un quartiere chiamato Isola proprio perché, negli anni, venne isolato dalla ferrovia che gli girava tutta intorno… e questa piazza era chiamata proprio Piazzale Stazione Centrale!

manoxmano vi consiglia di scendere dal Tram e di guardarvi un po’ in giro in questa gigantesca piazza.
Ovunque ci si volti si notano palazzi particolari che si affacciano su questo enorme spazio aperto: spiccano la Torre Breda e la Torre Turati che si annoverano tra i primi veri grattacieli sorti in città!

Ma a parte il contorno, manoxmano vuole mostrarvi un importante monumento-scultura che ha a che fare con le nostre 5 Giornate… Guardando la stazione, lo troverete sulla sinistra della piazza. Questo Monumento in marmo e pietra è considerato il simbolo del percorso verso l’unificazione d’Italia e infatti ogni scultura ne rappresenta una fase, fino ad arrivare alla statua di Giuseppe Mazzini realizzata cento anni prima, nel 1874 da Giulio Monteverde e ricollocata in seguito nel complesso.

Il complesso di sculture è stato disegnato dallo scultore e pittore italiano Pietro Cascella e realizzato nel 1974. La targa e il testo sono ormai illeggibili, ma ne spieghiamo il testo per capire il senso dell’opera. L’opera è concepita come “monumento aperto” cioè non come monumento da contemplare o da osservare, ma come monumento da percorrere: camminateci pure a fianco, dentro e sopra e diventate anche voi parte dell’opera di Cascella! Ma cosa staranno ad indicare tutte queste forme? Un fiore simile ad un capitello su di una colonna, simbolo della Giovine Italia.
Le barricate sono il simbolo delle lotte risorgimentali. La medusa è il simbolo del terrore in cui giaceva l’Italia sotto il dominio straniero. Un volto all’ombra di un muro è il simbolo della cospirazione…

E ora ragazzi, in 10 minuti a piedi, non di più, sarete in Piazza XXV aprile…per chi non lo sapesse anche il nome di questa piazza ricorda un’importante Liberazione, esattamente 100 anni più tardi! E mi raccomando, ricordatevi sempre che per essere liberi, prima di tutto, bisogna conoscere!

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