Per le vie della paura
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Carissimi amici, siete pronti ad affrontare la paura? Vi sentite abbastanza forti per attraversare i luoghi del terrore? Ma soprattutto avete l’età giusta per non farvi venire la tremarella? Vi vogliamo raccontare di una Milano paurosa e di una città che nasconde molti e terribili segreti….

Alcune sono solo leggende, altre sono credenze popolari, ma certamente alcune sono vere e proprie storie di cronaca… Noi vi accompagniamo, come sempre, mano per mano… ma stringetela forte questa volta perché non sarà facile far finta di niente! Iniziate il vostro tour della paura dalla grande piazza del Duomo, mettetevi davanti alla cattedrale e sentite un po’ la storia di Carlina… il fantasma del Duomo che vaga sconsolato…

Carlina era una ragazza del lago di Como, precisamente di Schignano. A quel tempo e da quelle parti, era usanza che le giovani spose si vestissero in nero e non in bianco come siete abituati a vederle voi, per passare inosservate affinchè nessun bruto si approfittasse di loro e della loro giovane età…era come un travestimento! Con quelle vesti, Carlina e Renzino (così si chiamava il suo giovane marito) vennero a Milano a visitare il Duomo e le sue guglie come si usava a quel tempo in viaggio di nozze.

Era una fredda e nebbiosa giornata d’autunno e i due innamorati salirono fino in cima alla grande terrazza… tutto era avvolto nella nebbia, le guglie saltavano fuori all’improvviso e con esse anche le figure mostruose scolpite nella pietra… Carlina era molto irrequieta e impaurita… ma come mai era così terrorizzata? Cos’è che la angosciava?… Carlina, ahimè, teneva stretto un segreto: aspettava un bambino, era incinta e aveva giurato che non lo avrebbe mai rivelato a nessuno, nemmeno al suo Renzino, e gli avrebbe fatto credere quindi di essere lui il padre. Carlina era sicura che sarebbe riuscita a mantenere questo segreto, ma, una volta in cima al Duomo, la fitta nebbia e le figure di diavoli e dragoni la gettarono nel panico più totale… Si sentì osservata, giudicata e accusata per la grave e imperdonabile colpa di essersi concessa ad un altro uomo prima delle nozze! E mentre nella foschia continuavano a comparire sagome inquietanti, Carlina non ce la fece più, lasciò la mano del suo sposo e si mise a correre tra le statue urlando e piangendo… fu a quel punto che Renzino la vide cadere. Seguì il suo corpo nel vuoto fino a che non fu inghiottito dalla nebbia.

La leggenda racconta che il corpo della fanciulla venne cercato a lungo, ma non venne mai trovato. Oggi parecchie testimonianze raccontano di un’inquietante figura vestita di nero con gli occhi bianchi che appare nelle foto alle spalle dei novelli sposi che escono dal Duomo di Milano quasi ad augurare il matrimonio felice e sereno che lei non ha potuto avere.

Ora tirate un bel respiro e se avete fame vi consigliamo l’Antica Focacceria San Francesco o un buon panzerotto di Luini proprio qui a due passi, altrimenti proseguite direttamente verso Piazza Fontana.
Rilassatevi un attimo seduti sulle panchine davanti a queste splendide bianche sirene che sembra invece custodiscano altri segreti molto più frivoli… si dice infatti che conoscano tutti i sussurri degli innamorati!

Di qui attraversate Via Larga e raggiungete Piazza Santo Stefano… la prossima tappa è la Chiesa di San Bernardino alle Ossa: collegatevi al link e leggete bene cosa si narra accada in questa chiesa, ogni anno, alla stessa ora, la notte del giorno dei morti!

Ora che ne siete usciti vi consigliamo di fare una bella passeggiata tra gli uccellini di largo Richini, davanti all’Università Statale: siamo certi che vi aiuterà a rilassarvi! Ricordatevi che se avete lo stomaco vuoto qui intorno è pieno di posti dove poter approfittare di un pranzetto e, perché no, una buona pizza (Original PizzaRistorante Pizzeria-Pizza Pazza)… ma affrettatevi, la strada della paura è solo all’inizio!

Passate davanti alla Via Larga e raggiungete Torre Velasca per sbucare diretti in Corso di Porta Romana… qui, al n.3, in questo bellissimo ma austero palazzo, si narra vivesse il Diavolo in persona! Ma chi era questo Diavolo? Pare si chiamasse Ludovico Acerbi, un marchese proprietario di questo palazzotto fastoso che ancora oggi porta il suo nome!

La leggenda racconta che il marchese Acerbi, non curante della terribile epidemia di peste che cinse Milano 400 anni fa, organizzasse feste in continuazione nelle sale del palazzo e quando usciva, lo si vedeva girare per le strade con una carrozza nera trainata da sei cavalli neri e con sedici guardie del corpo vestiti in livrea verde dorata….che personaggio inquietante! Chi di notte attraversava le vie della città in quel periodo non vedeva altro che cataste di morti per le strade, ma se si avvicinava a palazzo Acerbi, invece, udiva solo musica e schiamazzi che provenivano dalle sale del Palazzo dove il marchese invitava quei nobili, rimasti in città, a divertirsi noncuranti dell’epidemia… e badate bene, nessuno, ma proprio nessuno tra invitati e marchese, si ammalò mai del terribile morbo! E fu proprio per questo motivo che Ludovico Acerbi fu additato come il Diavolo in persona… sia per i suoi comportamenti scanzonati sia per il mistero che avvolgeva quella dimora dove sembrava che le sciagure non potessero entrarvi!

Se il portone è aperto, sbirciate pure nel cortile… ma state attenti… non si sa mai! In ogni caso, che sia chiuso o aperto, soffermatevi a guardare quei due faccioni di pietra a destra e a sinistra del grande portone… e poi alzate lo sguardo e ammirate i bassorilievi sopra la vostra testolina… forse è vero che qui abitava il Diavolo!

Ora addentratevi nelle strette vie che portano in Via Torino, una strada ricca di attività commerciali e di distrazioni… ne avrete bisogno prima della prossima storia… (Vi segnaliamo da qui alla prossima tappa qualche posticino dove se volete potete bere qualcosa, fare una bella merenda o, se avete iniziato di mattina questo tour, magari anche mangiare un boccone per pranzo: Govinda , Taverna Moriggi, Arnold Coffee, California Bakery)… Sì, storia, perché questa che stiamo per raccontarvi è proprio una storia vera, realmente accaduta, quella di un serial killer!

Siamo nella Milano dell’800, quindi più di 200 anni fa… e siamo nella strada più stretta di tutta Milano, la stretta Bagnera. In questa via abitava un capomastro molto rispettato sia per i suoi bei modi sia perché considerato un gran lavoratore, un certo Antonio Boggia, diventato poi famoso come “mostro della Bagnera”! Ma cosa successe?

Tutto nacque dalla scomparsa di una signora benestante, la signora Ester Maria Perrocchio. Il figlio, preoccupato di non trovare la madre in casa per molto tempo, iniziò ad insospettirsi, così denunciò il fatto e avviò le indagini insieme ad un tal giudice Crivelli il quale aveva capito subito che in quel Boggia, c’era qualcosa di strano… La signora Ester aveva conosciuto il Boggia per affidargli dei lavori di ristrutturazione per il tetto del suo palazzo ma, dopo qualche tempo, della sig.ra Perrocchio non si seppe più nulla. Il Boggia, nel frattempo, astutissimo e spudorato, aveva addirittura falsificato i documenti per diventare lui stesso amministratore del palazzo della sig.ra Ester… cosa che risultò strana non solo al figlio, ma anche al giudice Crivelli. Quello che non tornava era che a detta di tutti quelli che lo conoscevano, il Boggia era sempre stato considerato un uomo onesto e insospettabile, uomo timorato di Dio e sempre gentile con tutti… ma al giudice Crivelli, il Boggia proprio non piaceva! Ad un certo punto delle indagini, il Crivelli scopre un fatto strano: il Boggia in passato era stato denunciato con l’accusa di tentato omicidio e, fingendosi pazzo, era stato rinchiuso qualche tempo in manicomio! Aveva tentato di colpire con una scure un contabile, un tal Comi, che aveva attirato con una scusa nel suo magazzino, ma ahimè per lui, il malcapitato era rimasto solo tramortito ed era riuscito a scappare denunciandolo per l’accaduto…

Con questi presupposti, quindi, il giudice Crivelli non molla l’osso e prosegue nelle indagini, ormai è sicuro, il Boggia è un assassino! Cerca di interrogarlo ma senza risultati… interroga i vicini e il portinaio e finalmente riesce a scoprire che un giorno il Boggia è stato visto scendere dalle scale con una grossa cesta sulle spalle e addentrarsi nei sotterranei del palazzo… Viene disposta subito una perquisizione del caseggiato perchè il Crivelli è convinto che il corpo della donna sia nascosto proprio nel palazzo… Come avrebbe potuto il mostro della Bagnera andare in giro per la città con un cadavere sulle spalle? Ed ecco che le ricerche iniziano a dare i loro frutti: dietro ad un muro nel sottoscala ecco il corpo della povera Ester senza gambe e senza testa!!! Aiuto! A quel punto il Boggia viene condotto sul luogo del ritrovamento e ammette di averla uccisa con una scure…

Le indagini proseguono mentre il Boggia è in carcere e il giudice trova altri indizi… non è finita qui, saltano fuori dei documenti appartenuti ad un commercialista scomparso da qualche anno. A quel punto il giudice Crivelli lo accusa anche della morte di un manovale, di un commerciante e di un fabbro, tutte persone scomparse dopo essere entrati in contatto con lui, il mostro della Bagnera! Il Crivelli è sempre più sicuro di quel che dice ma ancora non si trovano le vittime… Continuano le perquisizioni al magazzino e, ad un certo punto, viene trovata una stanza nascosta, la aprono ed ecco la verità riaffiorare: tutti i corpi dei poveretti giacciono inscheletriti all’interno del locale e il Boggia, finalmente, viene condannato a morte! Derubava le sue vittime e se ne sbarazzava uccidendole con la scure e quando interrogato gli chiesero perché lo facesse, lui rispose che faceva quello che la testa gli
ordinava… in sostanza il Boggia voleva ancora fare il furbo e passare per “folle” per farsi rinchiudere in un manicomio, ma il giudice Crivelli sapeva bene che non era così. Il Boggia era a tutti gli effetti un serial killer e come tale doveva essere giudicato e giustiziato. E così fu. Il Boggia morì sulla pubblica piazza davanti a migliaia di persone che lo volevano morto.

Avete sentito? che terribile storia… Ora proseguite per il vostro percorso senza indugi… Vi vogliamo raccontare di come Ambrogio (divenuto poi Sant’Ambrogio) sconfisse il Diavolo! No, no, non era Ludovico Acerbi questa volta il diavolo, non aveva le sembianze umane, era proprio il Diavolo, quello con le corna e la coda!! Per sentire questa leggenda però, fate una passeggiata, seguite le nostre indicazioni e raggiungete la meravigliosa basilica di Sant’Ambrogio. Certamente entrare a visitare i chiostri di questa chiesa sarebbe la prima cosa da fare se non fosse che noi vi vogliamo far fermare nella piazza… la vedete quella colonna? Avvicinatevi, non abbiate paura… li vedete quei due buchi nella pietra?…

Ecco, questi due buchi si narra siano stati lasciati dalle corna del diavolo che, sbattuto contro la colonna da Ambrogio, sia rimasto incastrato prima di scappare e ritornare all’Inferno da dove era venuto! Pensate che si racconta che il diavolo rimase bloccato alla colonna per due giorni e che poi, a fatica, sia riuscito a fuggire. La credenza inoltre racconta che da quei due fori si possa sentire un forte odore di zolfo, se ci si appoggia il naso, e che si possano sentire i rumori degli inferi, se ci si appoggia l’orecchio… e che comunque, cosa assai più semplice, porti fortuna infilarvi le dita! Fatelo, può sempre servire un po’ di fortuna! Ora però togliete le dita da quei buchi e da Via Carducci, prendete l’autobus 94 che vi porterà dritto dritto alla stazione di Cadorna, date un’occhiata all’ago, il filo e il nodo li davanti e in due passi sarete dentro al Parco Sempione

Ma come mai siamo finiti dentro al parco? Bisogna aver paura anche qui? Beh, a dire il vero un po’ sì, ma solo nelle fredde notti di inverno nelle quali il parco viene avvolto dalla foschia… Si narra che nelle sere nebbiose d’inverno, quando tutto viene avvolto dal manto gelido della sera, appaia in lontananza una figura dai contorni indistinti che si avvicina rapidamente quasi sollevata dal suolo senza correre ne camminare… proprio come un fantasma! La dama del parco…

E’ vestita di nero e il velo, sempre nero, le avvolge il viso e da quel poco che si racconta, pare sia una donna bellissima, o meglio, scusate, una fantasma bellissima! Pare che una volta davanti a chi l’ha vista, la Dama porga la sua gelida mano e conduca il malcapitato per i sentieri nascosti del parco dove la nebbia è sempre più fitta, fino a raggiungere il cancello di una grande villa… a questo punto la leggenda dice che la Dama Nera apre il cancello con un’enorme chiave e porti la sua vittima all’interno dei saloni della villa dove una musica spettrale li accompagna in un vortice di danze… ore e ore di balli senza sosta, senza che la donna si tolga mai il velo dal viso! Che paura, ma chi è questa Dama Nera e che cosa nasconde sotto il velo? Ed ecco, che alle prime luci dell’alba, il malcapitato, ormai innamorato pazzo, alza il velo e cosa vede? Un teschio! Sì, un teschio con gli occhi cavi! Aiuto! Questa scoperta terribile induce la vittima a fuggire…

Secondo la leggenda, tutti gli uomini che videro la Dama diventarono pazzi, tanto da trascorrere tutto il resto della loro vita cercando di ritrovare la grande villa dove avevano ballato con la la Dama Nera! Ecco, con la Dama Nera del Parco vogliamo chiudere in bellezza questo percorso della Milano del terrore… vi siete spaventati? Ma no dai, alla fine è stato un modo per conoscere meglio la vostra città e i tanti segreti che essa nasconde anche nei luoghi più impensati… e, mi raccomando, se avete dei fratellini più piccoli, non spaventateli con queste storie! Aspettate che crescano un po’ e poi voi, da bravi fratelli e sorelle maggiori, gliele potrete raccontare!

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