“Chissà perché si dice così?” Il dialetto milanese, una storia antica di secoli!
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Vi è mai capitato di usare qualche espressione curiosa in dialetto e di chiedervi “Ma chissà perché si dice così”? Noi di manoxmano oggi scioglieremo alcuni dei vostri dubbi!

Milano è una città enorme, cosmopolita e che accoglie tante culture e lingue diverse: ormai è così normale sentire parlare inglese agli angoli delle strade che quasi ci stupiamo quando una piccola vecchietta che rivolge a qualcuno in milanese!

Il milanese! Già, che fine ha fatto il milanese?

Il milanese, o meglio il meneghino, deve il suo nome dal diminutivo di Domenico (Menego) e tradizionalmente andava ad indicare la lingua parlata dai domestici (che erano chiamati appunto “dominici”) ed era quindi associato alla lingua di chi serviva, del popolo, e di chi in generale non era istruito abbastanza da saper usare il latino o l’italiano.

È però un po’ ingiusto relegare il milanese a “lingua di serie b” perché, vi sembrerà strano pensarlo, in realtà il dialetto di Milano, esattamente come le migliaia di altri dialetti che si parlano in Italia, è una lingua a tutti gli effetti che non c’entra quasi nulla con l’italiano.

Immaginate infatti il milanese come un insieme di parole che testimoniano la storia della città: pur avendo radici nel latino, il meneghino risente dell’influenza delle lingue parlate da tutti quelli che, nel corso dei secoli, hanno governato la città! È per questo che, pensate un po’, nella lingua che i nostri nonni e genitori parlano tutti i giorni sono presenti anche parole che derivano dal gallico, gotico, longobardo, francese, spagnolo e austriaco.

Ed è proprio in queste “radici perdute” che dobbiamo cercare se vogliamo capire l’origine di alcune espressioni particolarmente curiose del nostro dialetto! Tutte infatti raccontano delle storie che, nel corso del tempo, sono andate perdute, ma che è bello scoprire o ricordare! Volete qualche esempio?

“La o normale si legge u. La u si legge ü, come l’ululato dei lupi. Per leggere o ci vuole la ò accentata. Questa è la base” (Mario Torchio)

Te du nagott

L’espressione “te du nagott” (non ti do nulla) forse riuscirebbe a capirla (con qualche difficoltà) addirittura Cicerone! Deriva infatti dal latino “tibi do nec guttam” che letteralmente può essere tradotto come  “non ti do neppure una goccia” e veniva usato per dire proprio “non ti do nulla”!

Arimo!

Un altro aneddoto divertente lo si può trovare addirittura nei modi di dire dei bambini: vi è mai capitato, quando eravate piccoli, di chiedere una pausa dal gioco urlando “arimo”? Ebbene, anche questo modo di dire deriva dal latino e stranamente ha un’origine abbastanza tetra: affonda infatti le sue radici nell’espressione “arae mortis”, che andava ad indicare gli altari che si erigevano nell’antica Roma per onorare i caduti una volta finita la guerra. Un modo originale per indicare la volontà di non essere eliminati dal gioco!

È il bauscia milanès!

La parola bauscia, che in tutta Italia viene associata al classico milanese “imbruttito”, ha in realtà origine dalla parola austriaca “bauschen” che, guarda caso, vuol dire “gonfiarsi“, rendendo così il bauscia milanès letteralmente un “pallone gonfiato”!

Sei sordo come una tapa

Viene usato molto spesso anche in italiano quando dobbiamo indicare qualcuno che non ci sente benissimo: in milanese per riferirsi a qualcuno un po’ duro d’orecchio direste “L’è sord come ona tapa”, che vuol dire appunto “è sordo come una campana”. L’espressione deriva dallo spagnolo “estar sordo come una tapia”, dove tapia indica una specie di capanna a cono fatta di paglia e fango, la cui forma ricorda molto quella di una campana, usata secoli fa dai carbonari per le loro riunioni. Queste tapie erano inaccessibili ai rumori e quindi “sorde”.

Il pane di San Galdino è più buono?

San Galdino, vescovo di Milano dal 1166 al 1176, era particolarmente amato dal popolo milanese perché dedicava moltissimo tempo all’assistenza dei bisognosi e dei carcerati, ai quali portava il pane avanzato. Da qui l’espressione “Mangià el pan di san Galdin” è diventata un modo per indicare qualcuno che è in prigione.

Crapa pelada la fà i turtei...

E infine, una curiosità su una filastrocca molto popolare a Milano che all’apparenza racconta una storia un po’ ridicola, ma che nasconde una vicenda molto singolare.  La filastrocca è quella di “Crapa pelada”, il cui testo racconta la storia di una persona dalla testa pelata che ha fatto i tortelli ma decide di non darne ai suoi fratelli.

Crapa pelada la fà i turtei
Ghe nè dà minga ai soi fradei,

I so fradei fan la frittada
Ghe ne dà minga a Crapa pelada!

Sembra un ritornello per bambini, ma in realtà Crapa pelada è davvero esistito, anzi esistita! La persona in questione si chiamava Peppa Muccia, una ragazza che aveva quattro fratelli, che era anche l’innamorata del Caravaggio. Dato che lui non aveva abbastanza soldi per poterla sposare, i fratelli, non molto contenti della situazione e temendo che Peppa venisse disonorata, finirono col litigare con il pittore che, si sa, non aveva decisamente un temperamento tranquillo.
Caravaggio quindi dovette scappare dalla città per un certo periodo e la povera Peppa, per il dispiacere, perse tutti i capelli. Una volta tornato a Milano, la ragazza, che stava cucinando i tortelli, per la felicità e per fare un torto ai suoi fratelli decise darli solo a Caravaggio, lasciando la sua famiglia a bocca asciutta. I quattro poi decisero di vendicarsi preparandosi una frittata e non dandone nemmeno un po’ a “crapa pelada”. Per farle un ultimo dispetto, per prenderla in giro si inventarono questa filastrocca che ancora oggi ripetiamo.

Questa piccola panoramica sulle origini di alcuni modi di dire milanesi dimostra quanto sia incredibile come, anche in quelle espressioni che a torto giudichiamo più basse, in quello che diciamo senza pensarci spesso sia nascosta una storia antica di secoli.

Sarebbe sicuramente bello se anche i più giovani avessero un’idea di quella lingua un po’ strana, con quei suoni così diversi dall’italiano, che i signori anziani ogni tanto parlano! Al giorno d’oggi, tuttavia, il meneghino è parlato solo dal 2% della popolazione di Milano e il rischio che scompaia è molto alto: ciononostante, i milanesi ultimamente stanno cercando di “armarsi” contro questa lenta sparizione. L’anno scorso, infatti, Milano da Vedere ha organizzato la prima giornata del dialetto ed esistono su internet dei corsi di milanese tenuti da un esperto!
D’altra parte, Milano è una città poliedrica e in quanto tale possono venire accolte realtà apparentemente contrastanti: forse, dopotutto, inglese e il dialetto possono convivere tranquillamente, non credete?

Valentina Ottoboni
Milano, 20 marzo 2017

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